Il Cascinello
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IL NOSTRO GRIGNOLINO

BENOIT

Benoit è il nostro vino prodotto con le uve Grignolino coltivate in una delle terre più adatte per questo tenace e nobile vitigno. Magnifica espressione della gente e della tradizione piemontese, un concentrato di energia e passione.
Le nostre vigne, ordinatamente distese su lunghi filari per i pendii di Frassinello Monferrato (AL), beneficiano di un microclima perfetto.

Il suo colore è il tipico rosso che ci si aspetta dall’uva Grignolino. Un rubino molto tenue che tende al rosato. Una tonalità che, con il passare del tempo, virerà su ammirabili sfumature aranciate.
Al naso colpisce per i suoi ampi profumi freschi, fruttati e lievemente speziati. Nel dettaglio è possibile riconoscere piacevoli sentori di ribes, ciliegia e fragola, pepe bianco, rosa, genziana e altri piccoli fiori di campo.

Mese dopo mese il Benoit, se conservato in ambiente idoneo, migliorerà. Anche per alcuni anni. Il vino, infatti, si ammorbidirà e si completerà. Le sue caratteristiche organolettiche si legheranno grazie a una consistente tannicità e buona acidità. Da bersi in un calice ampio, da rosso classico.

Bottiglia Benoit e portulaca in cornice
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un po' di sapere e tante curiosità

IL BENOIT E I SUOI SEGRETI

Violino e bottiglia di Benoit
Pizza e bottiglia di Benoit

Il Benoit in cucina

A tavola il Benoit si esalta grazie alla sua apprezzata versatilità. Una ristretta qualità che invita ad abbinarlo a moltissime pietanze. È il top tra i cosiddetti "food wine".
È perfetto nell'accompagnare antipasti di ogni genere: da un semplice tagliere con formaggi e salumi, o verdurine sott'olio, a entrée particolarmente elaborate. Sia che si tratti di quiche, pâté, vol-au-vent o soufflé; perfetto con antipasti di carni fredde, verdure alla piastra; ottimo, infine, per accompagnare crudité di mare, anche pregiate.
Il Benoit ben si adatta a primi piatti della tradizione o di fantasia, legandosi in maniera eccelsa anche a minestre e zuppe.
Ma è sui secondi che il Benoit suona magnifici accordi, riuscendo ad armonizzarsi con il sapore di carni bianche e rosse; non stona con lessi, stufati, brasati e selvaggina.
Coi piatti di pesce? Se delicatamente raffreddato sorprende sempre, regalando inaspettate sensazioni.

Consiglio: è un vino che va servito preferibilmente intorno ai 14°. Il suo bouquet, così, sprigionerà tutta la sua forza e nitidezza.
Tuttavia d'estate il nostro Benoit, raffreddato in frigorifero (intorno ai 6° per circa 30 minuti), risulta ancor più piacevole e dissetante. Abbinatelo alla pizza che preferite, vi sorprenderà. Tutt'altro che un azzardo: fidatevi!

La storia del Benoit e del Grignolino

La storia del Grignolino inizia all'incirca nel XVIII secolo, in un territorio che tuttora lo risalta e lo custodisce. Ovvero il Piemonte, a nord del Tanaro, tra le province di Asti e Alessandria. Nello specifico del Benoit l'area del Monferrato Alessandrino compresa tra i comuni di Frassinello M.to e Vignale M.to.
Alcuni scritti, in realtà, riportano di frugali vini 'chiaretti' già nel'700. Probabilmente erano a base Grignolino.
Questo vitigno, in auge negli anni pre e post guerre mondiali, tanto da rivaleggiare con quel Nebbiolo con cui si produceva gli odierni Barolo o Barbaresco, sta ora riscoprendo una nuova giovinezza.
Ecco alcune curiosità sul nostro Benoit e sul Grignolino in generale:

Quando si versa un Grignolino in un calice la prima cosa che colpisce è il suo colore. Un rosso rubino molto scarico, così tenue da sprofondare nel rosato. È una sua caratteristica, non va assolutamente sminuita. Da qui il detto che il “Grignolino è il più rosso dei vini bianchi e il più bianco dei vini rossi“.
Tanto da essere uno dei pochi vini rossi accettati, e apprezzati, nell’accompagnamento di pietanze con il pesce.

L’origine del nome del vitigno non ha certezze assolute. Quella più accredita è riconducibile al termine dialettale ‘grignolè‘ o ‘grignola’, che indica i vinaccioli, ovvero i semi, particolarmente presenti quest’uva.
Sempre in dialetto, però, la parola ‘grignè‘ indica anche ‘sorridere‘: sarebbe l’effetto provocato da qualche copiosa sorsata di un buon Grignolino.
Un’altra strada porterebbe, invece, all’etimologia del verbo ‘grignare‘, cioè digrignare, per via del gusto spesso acidulo e astringente che fa digrignare i denti.
È sicuramente uno dei vitigni italiani che richiede maggiori cure nel vigneto, a partire dalla scelta del luogo di impianto e del portinnesto. Il Grignolino è dunque un’uva molto difficile sia da coltivare, in quanto è molto delicata e soggetta a continui attacchi di parassiti o muffe, sia da lavorare in cantina. Infatti non ha un’elevata resa in mosto, anche per via della maggior quantità di vinaccioli presenti all’interno del suo acino.
Inoltre teme particolarmente le esposizioni solari eccessive.
Se è vero che le origini del Grignolino siano da ricondurre in Piemonte, è altresì esatto collocarlo anche in determinate zone della Lombardia e del Veneto.
È un vino molto apprezzato nel Nord Italia e, sempre più, all’estero.
La risposta sta nella nella bassa quantità di antociani, pigmenti vegetali che donano colore, presenti nella pianta.
Infatti in Autunno le foglie delle vigne di Grignolino non diventano rosse, bensì gialle.

Lo stesso Papa Francesco I lo ha raccontato più volte: suo nonno coltivava proprio questa varietà di vite, nella vicina Asti. Ebbe così numerose occasioni di assaggiare questo vino a Buenos Aires, in Argentina, durante l’evento organizzato dai “Piemontesi nel mondo”.
Papa Francesco non manca mai di sottolineare questo suo legame enologico, tanto che nel suo stemma di cardinale è presente un grappolo di uva.

La prima annata del Benoit è il 2020 e questa vendemmia ha permesso di produrre circa 8.000 bottiglie.

Il Grignolino è senza dubbio un vitigno assai esigente, tanto da pretendere un’attenta valutazione sul terreno sul quale coltivarlo. È così delicato da volere anche climi idonei, inoltre si adatta con difficoltà a portainnesti diversi.
Dulcis in fundo ha una produzione di uva molto incostante. Insomma il Grignolino ha ben poche regole.
Viene anche definito come ‘vino scandalo‘ oppure ‘vino dispari‘.
Ma pure ‘falso magro‘.

Questo soprannome gli è stato dato da uno dei maggiori esperti di Grignolino, Massimo Gily (agronomo e consulente vitivinicolo): “Spesso si sente parlare del Grignolino con sufficienza: non ha colore, non ha profumo, non ha gusto. Un modo presuntuoso nell’avvicinarsi ad esso. Lo ritengo tutto sbagliato, ma parecchio istruttivo. Il colore in un vino crea un’aspettativa che spesso è confermata dagli altri sensi, altre volte no: per riconoscere questa divergenza occorre una certa dose di modestia. Il degustatore superficiale vede un colore rosso chiaro, e già è convinto che il vino sia magro e diluito. Sia chiaro che poi il Grignolino non piaccia a tutti, questa è un’altra questione, ma, per lo meno, bisogna non avere pregiudizi. In alcuni testi si trova scritto che il Grignolino è un vino poco alcolico: in verità questo luogo comune deriva dalle vecchie consuetudini legate a cloni di scarsa qualità o affetti da virus, o, comunque, a uve di insufficiente maturazione e qualità. I migliori vini Grignolino, soprattutto quelli delle marne argilloso-calcaree, battono sui tredici gradi o più, secondo l’annata. Ovviamente gradi naturali, perché nei vini di qualità il grado si fa nel vigneto.” (da “il blog di Lorenzo Tablino”)
…il vitigno ha foglia media o medio-grande, pentagonale, quinquelobata o trilobata.
Il grappolo si presenta medio o medio-grande, piramidale allungato, da compatto a molto compatto, con una o due ali.
Ha epoca di germogliamento, fioritura, invaiatura e maturazione media, portamento semi eretto e vigoria media.
Questo vitigno preferisce suoli asciutti e sabbiosi. Deve inoltre avere una buona esposizione per avere adeguata maturazione e colorazione dell’acino.
Quadro con Frassinello M.to e arcobaleno

"Anima antica cuore giovane"

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